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Ceramiche a capodanno e Un’altra vita di Rita Angelelli – recensioni di Stefano Bardi

Una figura, quella della donna, che è stata sempre trattata nei suoi infiniti aspetti nella poesia italiana dal Medioevo agli anni Duemila, fino ad arrivare a trattare un tema assai attuale e cronachistico dei giorni nostri, ovvero quello della violenza sulle donne o più in generale, del Femminicidio. Un tema questo, che è stato trattato anche dalla poesia locale marchigiana, com’è dimostrato dal poeta Elvio Angeletti, dalla poetessa Michela Tombi e dall’editorialista, poetessa e scrittrice Rita Angelelli, attraverso la sua opera in prosa e in versi dal titolo Ceramiche a Capodanno, edito da Le Mezzelane nel 2016.

Opera questa, che è composta da undici poesie e da sette meditazioni in prosa. Poesie che ci fanno entrare nella psiche folle e malata di alcuni uomini, che concepiscono le donne come demoni da esorcizzare, come delle creature da perseguitare e stolkerizzare, come delle bestie da incatenare, come delle persone disabili da umiliare, come mogli e compagne da offendere, ma soprattutto come delle carni da picchiare, ferire, abusare, stuprare e addirittura….. uccidere!

Poesie queste, che ci fanno vedere gli uomini, come degli esseri che non comprendono come le donne non siano solo delle macchine sessuali, ma anche delle dolci e paradisiache essenze colme di bontà, compassioni e amorevolezze da esse usate per riscaldare la nostra terrena esistenza! Insomma, poesie queste, che oltre a denunciare il Femminicidio  difendono pure le donne attraverso la figura della donna medesima, che ben combacia con la donna cantata da Albano Carrisi nella sua stupenda Caro amore, ovvero una creatura da contemplare, amare intensamente, ricordare nostalgicamente e con la quale correre a piedi nudi sulla spiaggia, mentre le onde del mare li bagnano. Poesie quelle della poetessa marchigiana, che potrebbero essere anche delle canzoni al pari delle canzoni cantautoriali sulla donna, come per esempio la canzone Quello che le donne non dicono di Enrico Ruggeri, la canzone Non sono una signora di Loredana Bertè, la canzone Donna di Mia Martini, la canzone Come nelle favole di Vasco Rossi, la canzone Caro amore di Albano Carrisi, la canzone Tu si ‘na cosa grande di Domenico Modugno e tante altre ancora.

Accanto alle poesie, come si diceva all’inizio, compaiono anche sette meditazioni in cui si analizza l’uomo-bestia nella sua falsa dolcezza, nella sua sessualità demoniaco-satanica, nella sua insaziabile fame predatoriale, nella sua follia omicida e nella sua infedeltà etico-spirituale-sentimentale. In conclusione, leggere Ceramiche a Capodanno dell’Angelelli significa si scoprire chi è veramente la dolce creatura dal nome donna, ma vuol dire anche scendere in piazza e combattere ad alta voce con quest’opera nelle mani il Neofascismo contro le donne, che prende il nome di… Femminicidio!

 

Una poesia, quella dell’Angelelli, che continua con la raccolta Un’altra vita, edito da Le Mezzelane nel 2018. Opera questa, impegnata stilisticamente e tematicamente, in cui assistiamo a una confessione in sette stazioni da parte dell’Io angelelliano, che mai fino ad ora era stato ascoltato e considerato dall’autrice. Nella prima stazione Vita leggiamo liriche, dove l’Io consuma una brumosa esistenza senza chimere, con le quali poter ingannare la gioia esistenziale, seppur comunque le brume sono scelte dall’Io per vivere vertiginose e selvagge oscurità, ovvero, le brume sono scelte dall’Io angelelliano per raggiungere una strada colma di luce. Nella seconda stazione Malattia, la malattia è intesa dalla poetessa come una pausa per raggruppare le emozioni e meditare sulla dicotomia vita-dipartita, arrivando perfino a toccare il tempo esistenziale intorno a noi, come una riflessione dell’Io e sulla sua ingordigia socio-esistenziale, come un dolce sonno in cui le chimere respirano e le lacrime muoiono, come un’importante dipartita e come un incomprensibile lamento.

Nella terza sezione Nel Mondo, lo spirito della poetessa marchigiana è concepito come un essere fragile, che al pari dell’acqua svanisce appena lo si tocca. Uno spirito, quello della poetessa, che non concepisce il corpo della poetessa come una creatura fatta di carne e di ossa, ma bensì, come un manufatto immerso nell’oscura emarginazione e come un inutile spettro che vagabonda all’interno di una società per esso irraggiungibile, di cui però porta gli intraducibili segni sulla sua pelle. Uno spirito, quello dell’Angelelli, che però fortemente nel valore dell’amicizia, che è in grado di rischiarare le tenebre psico-fisiche dell’autrice. Poesie queste, che risentono molto dell’influsso cantautoriale e in particolar modo di Fabrizio De André, Renato Zero, Dario Baldan Bembo e tanto altri ancora. Nella quarta stazione Affetti, l’autrice ci regala poesie sui suoi intimi calori, in particolare sul suo defunto padre visto come un angelo e sulla sua figlia Camilla, alle quale attraverso i suoi versi insegna cosa sia l’amore, ovvero un dolce dono e un dolce nettare che la vita ci offre, ma gli insegna anche che amare vuol dire divertirsi, nutrirsi spiritualmente, gioire e chimereggiare.

Nella quinta stazione L’amore, tante liriche sono dedicate all’amore, ma quella che più c’è lo descrive meglio è la poesia “Tempo”, dove questo dolce e selvaggio sentimento è visto dalla poetessa marchigiana come una fusione di dolci profumi, come una penetrazione carnale, come delle eccitate fratellanze e come affettuosi abbracci.

Nella sesta stazione Parole, le poesie inserite si concentrano per l’appunto sui lessemi, che per l’appunto sono termini di una poetessa, anzi di una madre che vuole “ubriacarsi” nell’oceano delle emozioni per poi rinascere a nuova vita, senza nessuna oscurità spirituale e senza nessuna ferita sanguinante. Lessemi attraverso i quali la poetessa paragona la sua vita a quelle del mare, concependolo come un luogo dove si è coccolati, curati, amati e come una fonte battesimale dalla quale rinascere, senza nessuna lacrima e senza nessuna nefandezza psico-fisica.

Nella settima e ultima stazione Esistere, possiamo leggere poesie che sono inni alla vita con le sue gioie, le sue emozioni, le sue passioni, i suoi crucci, i suoi dolori, le sue lacrime e le sue brume. In conclusione, leggere questa raccolta viole dire leggere il cammino di una donna, che vuole riscattarsi e liberarsi dai suoi dolori spirituali, ma allo stesso tempo questa raccolta fa qualcosa di più grande, poiché l’intimo riscatto si trasforma nel riscatto universale di tutte quelle donne che ancora oggi sono incomprese, maltrattate, umiliate, picchiate, e addirittura uccise!

 

Cantava Lucio Battisti che il canto libero è quell’urlo di ribellione che nasce nel nostro spirito e nel nostro cuore, per poi uscire e affermarsi in tutta la sua potenza; e allora queste due raccolte sono l’urlo di una donna, anzi di tutte le donne, che vogliono gridare la loro libertà sociale, che vuol dire uguaglianza, rispetto e parità sociale, etica e sessuale!

 

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