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Diego Baldassarre su Nella mia selva sgomenta la tigre di Moka

Tigre!Tigre! Divampante fulgore/ nelle foreste della notte,/Quale fu l’immortale mano o l’occhio/ ch’ebbe la forza di formare la tua/ agghiacciante simmetria?(…)” scriveva William Blake per simboleggiare la sofferenza che deriva dall’esperienza umana.

Moka (pseudonimo artistico di Monica Zanon), autrice di questo delicato libro di poesie, promuove il nobile felino a simbolo della poesia stessa. La poetessa si immedesima con la tigre fino a tal punto da utilizzare lo sguardo penetrante del “felino – poesia”  per osservare la “realtà- selva” che la circonda.

E in questa selva ascoltiamo suoni che provengono dal tubo catodico (“Dentro il corpo c’è un dolore”) e rumori che non vorremmo ascoltare (Violenza domestica). Le stagioni sono imperfette (“Stagioni”) come imperfette sembrano sempre le parole al poeta.

E poi c’è il lago, che mitiga tutto e tutto culla. Sulle acque del lago si riflettono gli occhi della Tigre che diventano malinconici (“La voce della notte d’estate”), mentre attorno papaveri “si baciano/ infatuati/  di passioni ribelli (…)” ( “Tra i Papaveri”) e “Gigli rossi” sbocciano indifferenti alle traversie umane. La Tigre ascolta “ Le chiacchiere della pioggia” e costruisce “Castelli in aria”  sognando l’abbandono assoluto dei campi assolati.

Il lago, chiave di lettura degli umori (“La chiave di lettura”), attraversa anche i sogni. E nei sogni tutto avvolge, anche la vita (“Storia di un sogno”).

Moka  con questa silloge dà prova di grande sensibilità poetica e regala parole che sanno graffiare a fondo l’animo del lettore.

DIEGO BALDASSARE

Moka vi aspetta sul suo sito http://www.mokaend.com/

e su Radio popolare

http://www.radiopopolare.it/podcast/percorsi-perversi-di-dom-0104/

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