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Istantanee donna di Davide Rocco Colacrai, recensione di Stefano Bardi

Tutto nel libro di poesia è qualcosa di poetico, proprio come succede per la copertina di Istantanee donna del giovane poetano toscano Davide Rocco Colacrai. Copertina quella del Colacrai, in cui si possono intravedere tre precisi rimandi fotografici al pittore, scultore, sceneggiatore, regista, attore e fotografo Andy Warhol, al regista e fotografo Anton Corbijn e al fotografo John Ernest Joseph Bellocq.

Una pagina di facciata quella del Colacrai, che esalta la donna e che per quanto riguarda le opere di Andy Warhol, può essere paragonata al dipinto Marilyn Monroe con il quale condivide due tematiche di fondo. Una prima tematica è illustrata dai colori usati per i volti della donna, che, come per magia ci trasportano in universi psichedelici dove la donna è rappresentata come una creatura fantastica e spettrale, allo stesso tempo. Una seconda e ultima tematica in comune riguarda il messaggio, che al pari del dipinto di Andy Warhol è quello della donna consumista, ovvero la donna intesa come una creatura che porta nel cuore degli Uomini gioie, passioni, amori, emozioni e come una femme fatale.

Per quanto riguarda invece la somiglianza con Anton Corbijn, la ritroviamo nella cosiddetta “rappresentazione corporale” del soggetto, poiché gli sfumati visi femminili rappresentati sulla copertina del poeta toscano, sono come le immagini usate dal Corbijn per le copertine degli album dei Depeche Mode, ovvero delle immagini artistiche che nel caso dei visi femminili del poeta toscano, sono concepiti come delle immagini da venerare, osannare, contemplare e come delle immagini, che si possono “estrapolare” dalla copertina e toccarle materialmente con le nostre mani.

Infine per quanto riguarda la somiglianza con John Ernest Joseph Bellocq, la ritroviamo nella tecnica che può essere chiamata col nome di “cancellazione facciale” attraverso la moderna sovrapposizione visiva, con la quale non comprendiamo quale sia la cosiddetta faccia fonte fra le facce rappresentate sulla copertina del Colacrai e non sappiano neanche, se la faccia fonte sia presente sulla copertina oppure se le facce del Colacrai, non siano altro che proiezioni di una faccia disegnata e gelosamente custodita in cassaforte, dal poeta toscano. Insomma, una copertina quella di Istantanee donna altamente artistica, ma arcana e cibernetica allo stesso tempo.

Una donna, quella del Colacrai dai toni materni, che per il nostro poeta toscano significano tuffarsi nelle sue nostalgie e radici salentine animate da una madre coraggiosa con dolci lacrime simili a quelle della Madonna, ma allo stesso tempo però, con parole dalle divine musicalità in grado di curare i dolori spirituali dei suoi figli. Una madre, quella del Colacrai, che, come tutte le donne salentine profuma di coraggio, di vino e di passione. Una Puglia, dal poeta toscano ricordata con le sue lacrime di sangue, con il suo mare che conserva le sue più intime nostalgie e con la sua campagna, che trasforma i contadini in schiavi e che li costringe ad emigrare all’estero, conservando però per sempre nel loro cuore il dolore e il pianto per la loro amara terra natia. Una donna, anzi una sorella è quella liricizzata dal Colacrai come una creatura chimerica, magica, tenace e in particolar modo come una donna che conosce il dolore e lo trasforma, in gioia.

Una donna dai toni pasoliniani attraverso l’immagine di Anna Magnani, seppur mai citata direttamente dal Colacrai, all’interno della sua opera. Una donna, la Magnani, che è paragonata dal poeta toscano alla stupenda Roma, poiché come essa anche la Magnani è stata una stupenda creatura colma di dolcezze, di ricche povertà, di trasgressioni e di struggenti lacrime versate per il suo “figlio” prediletto, ovvero il poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, drammaturgo e giornalista Pier Paolo Pasolini.

Una donna, quella del Colacrai, anche dai toni storico-memorialistici attraverso l’omaggio a grandi figure femminili della letteratura e della musica. Una prima donna ricordata dal poeta toscano è la scrittrice Christiane Vera Felscherinow autrice del racconto autobiografico Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino dal quale venne tratto il film Christiane F. Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. Una stazione quella di Berlino, che è vista come un luogo di prostituzione e un luogo di droga, dove la scrittrice durante la sua gioventù ha nuotato in un oceano senza lacrime e oscurato dalla droga, insieme ai fratelli di vita ormai vampirizzati, morti cerebralmente, sentimentalmente vacui e destinati ormai a fermarsi ad un’unica stazione, che è quella della dipartita.

Una seconda donna, la poetessa e scrittrice Sylvia Plath, che è in grado di farci emozionare con le sue opere, anche dopo le burrasche esistenziali e gli esili spirituali facendoci così rinascere a nuova vita. Una terza donna, la cantante Mia Martini dall’anima fragile come una foglia, che affoga colma d’amore nel vasto oceano della vita e come una donna dall’eterna purezza, che è sempre custodita dalla Croce nel suo eterno riposo. Una quarta donna, la cantante Janis Joplin, che ci è riproposta dal poeta toscano in tutta la sua trasgressività socio-esistenziale, la sua ingordigia amorosa, la sua chimericità spazio-temporale e la sua verginea voce uguale a quella di Dio.

Una donna Liam ovvero Luna, nata in un corpo da uomo, ma che si veste con la luna e con essa, purifica tutto il sangue infetto sputato dalle persone contro il cielo.

Una donna su tutte però, predomina nella raccolta del Colacrai, che prende il nome di Manny ormai da anni non più presente fisicamente nella vita del Colacrai, ma sempre presente nel suo cuore con i ricordi sulla sua intramontabile bellezza, il suo compassionevole e fraterno amore, la sua gioia esistenziale e la sua splendente voce.

In conclusione, le donne colacraiane sono creature passionali, divine, eroticamente trasgressive, angeliche, sentimentalmente fatali e sono intese come delle nostalgiche fotografie, con le quali immergersi in magici universi paralleli e con le quali riposare in dolci Campi Elisi.

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